Ci siamo trasferiti su
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Diretta corteo in streaming su WebTV: http://www.livestream.com/vesuvioinlotta




"Una diossina intellettuale sta decretando il Declino e la Caduta dell'Impero dell'Essere Umano...
e se non avessi qualche speranza lascerei perdere." F. Battiato
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Invitiamo i singoli, le associazioni, i centri sociali ad aderire all'appello per la costruzione di appuntamenti di mobilitazione e sensibilizzazione su tutto il territorio comprensoriale.

Contro discariche ed inceneritori. Per il Trattamento Meccanico Biologico (MBT): trattamento a freddo dei rifiuti. Per le dimissioni immediate del presidente dell’Ente Parco Vesuvio e di tutti i sindaci colpevoli dell’ecocidio in atto. Per una stagione dell’autogoverno collettivo. Per un nuovo piano rifiuti deciso dalle comunità locali autorganizzate. Per l’avvio reale della raccolta differenziata porta a porta. Per il salario garantito a precari e disoccupati che qui vivono disperano muoiono. Per Riciclo, Riuso e Compostaggio. Per un piano straordinario di bonifica delle aree inquinate. Contro il capitalismo della catastrofe.


Movimento Difesa del Territorio Area Vesuviana

Collettivo Area Vesuviana

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mercoledì 30 gennaio 2008

CORTEO REGIONALE DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA

Facciamo girare a tutti, raccogliamo adesioni. Siamo dispersi a resistere in tanti territori all'assalto alla nostra salute e all'ambiente. Ma è necessario dare anche un segnale politico forte e unitario! Per impedire che usino questa ennesima emergenza per continuare come sempre, mentre diffamano le nostre lotte come"localiste"!! Solo rendendo visibile il coordinamento dei comitati e l'esistenza di un discorso comune possiamo mostrare il "re nudo" e cercare di fermarli. Portiamo tonnellate di materiali differenziati in piazza Plebiscito!
NO ALLA NUOVA FIBE!!CAMBIAMO IL "PIANO RIFIUTI" PER DIFENDERE LA NOSTRATERRA DALLA SPECULAZIONE E DALLE ECOMAFIE!Emergenza...Discariche...Incenerimento... sono le parole che più ascoltiamo in questi giorni drammatici per la nostra regione. Eppure niente è stato fatto per superare davvero l'emergenza e per tutelare la salute e l'ambiente.Niente norme sugli imballaggi, niente avvio della raccolta differenziata "porta a porta", nemmeno la separazione del"secco dall'umido" che almeno avrebbe tolto dalle strade la parte putrescente dei rifiuti... Nessun provvedimento per ridurre la produzione di "munnezza" a favore del riciclo e del riuso. Continua invece il boicottaggio della raccolta differenziata in modo da utilizzare sempre più le discariche (che favoriscono anche gli sversamenti abusivi della camorra) e rendere infine inevitabile l'incenerimento. Sono gli inceneritori, infatti, il nuovo grande imbroglio, perchè speculano sui soldi delle "energie alternative" (CIP6) e producono "polveri speciali" da mettere in nuove discariche... Il 30 gennaio scade il bando per il nuovo piano rifiuti, che è sempre il...vecchio piano rifiuti! Quello che ha provocato questo sfascio! E invece l'alternativa esiste: raccolta differenziata spinta, riduzione a monte dei rifiuti, riciclo, compostaggio e trattamento meccanico biologico(naturale) del residuo. Perciò le reti e i comitati hanno cominciato ad autogestire isole ecologiche per la raccolta differenziata in tutta la regione. Invitiamo tutti a creare e far crescere i comitati civici come risposta all'esproprio di demorazia rappresentato da 14 anni di Commissariato "Straordinario". A Napoli il punto di coordinamento quotidiano è in piazza del Gesù. Pretendiamo l'immediato rilancio pubblico della raccolta differenziata, le norme sugli imballaggi e l'abbandono delle politiche speculative!
VENERDI 1 FEBBRAIO ore 17.00 - piazza del Gesù- CORTEO REGIONALE DELLARACCOLTA DIFFERENZIATA: Portiamo in massa materiali differenziati in piazza Plebiscito!
(Manifestazione indetta dall'assemblea delle reti e dei comitati campaniin occasione dell'incontro nazionale della rete "Rifiuti Zero" a Napoli)

domenica 27 gennaio 2008

AUSCHWITZ




Son morto che ero bambino son morto con altri cento passato per il camino ed ora sono nel vento. Ad Auschwitz c'era la neve e il fumo saliva lento nel freddo giorno d'inverno e adesso sono nel vento. Ad Auschwitz tante persone ma un solo grande silenzio è strano non ho imparato a sorridere qui nel vento. Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento. Ma ancora tuona il cannone ancora non è contenta di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento. Io chiedo quando sarà che l'uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare e il vento mai si poserà. Ancora tuona il cannone ancora non è contento saremo sempre a milioni in polvere qui nel vento.

ETICA POLITICA

TOTO' VASA VASA, DOPO LA SCORPACCIATA DI CANNOLI, SI E' DIMESSO (ERA ORA!)
E BASSOLINO? HA INCASSATO LA FIDUCIA INCONDIZIONATA DEL CONSIGLIO REGIONALE, ED ORA, DOPO AVER FESTEGGIATO L'AVVENIMENTO CON BABA' E SFOGLIATELLE, NEL TRIPUDIO GENERALE E NELL'INTERESSE DELLA COLLETTIVITA', PROSEGUIRA' IMPERTERRITO LA SUA OPERA, QUELLA INIZIATA QUASI UN VENTENNIO FA, CHE HA PORTATO LA NOSTRA REGIONE AI MASSIMI VERTICI DELL'ECCELLENZA. QUESTI SONO I POLITICI CHE CI PIACCIONO, GLI UNICI CHE CI POSSONO ASSICURARE "TRE KILOMETRI DI PILU"!

sabato 26 gennaio 2008

Pianura, ecco i veleni delle aziende del Nord

La Procura acquisisce in Provincia la lista di ditte che sversarono nell´area. Rifiuti ospedalieri e chimici da Lombardia Piemonte e Liguria
di Conchita SanninoOra c´è un riscontro formale. Nel cuore di Pianura hanno sepolto fiumi di fanghi speciali, tonnellate di amianto, pezzi di terreno inquinato con gasolio, rifiuti ospedalieri e chimici. Quasi tutti provenienti, secondo alcuni atti acquisiti in queste ore dalla Procura di Napoli, da numerose aziende di Lombardia, Piemonte e Liguria che pagavano e registravano regolarmente quei viaggi per liberarsi di fastidiose "scorie". Regioni che inviavano quaggiù lo scarto di lavorazioni pericolose fin dagli anni Ottanta: con il guadagno dei proprietari della discarica e il placet (o l´indifferenza) delle autorità locali. Dopo congetture e allarmi più o meno fondati, cominciano ora a parlare le "carte" di Contrada Pisani: con buona pace del Nord o dello stesso Lazio che oggi si rifiuta di solidarizzare con la Campania inefficiente; e dei proclami dello stesso patron della Lega, Umberto Bossi, che ancora l´altra sera in tivù supportava il rifiuto delle popolazioni del nord. «Sento dire che a Pianura c´è acido solfidrico in valori mille volte superiori, non è possibile, i cittadini del nord hanno paura - diceva il Senatur -. Perciò si è deciso di non fare passare quei camion attraverso le nostre regioni». Con i primi approfondimenti dei magistrati della Procura di Napoli, si apre da ieri uno spiraglio di verità nella guerra dei veleni di Pianura.Stando ai primi atti raccolti dai pubblici ministeri, difatti, nella discarica quarantennale della periferia ovest di Napoli non arrivavano solo le montagne di sacchetti provenienti da tutta Italia; né solo i rifiuti pericolosi sversati, come autorevoli atti parlamentari ipotizzano, in maniera sotterranea e invisibile - e quindi secondo percorsi non più verificabili. Da ieri spuntano invece responsabilità declinate per nome e provenienza geografica nella caccia agli autori di un presunto disastro colposo provocato dall´enorme quantità e qualità di rifiuti "inadeguati" sepolti nel ventre di Pianura. Basta dare uno sguardo alle cinque pagine di "viaggi ufficiali", quindi leciti, tratti dagli archivi della Provincia di Napoli e trasmessi dall´ente di piazza Matteotti ai pm che ne avevano fatto richiesta, la sezione coordinata dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, titolare del fascicolo il magistrato Stefania Buda.
A scorrere le carte - peraltro incomplete - tenute in serbo dalla Provincia, risulta che centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti ospedalieri, fanghi speciali, polveri di amianto, residui di verniciatura, alimenti avariati o scaduti sono finiti a Contrada Pisani. Una attività che sarebbe stata regolarmente autorizzata dalle autorità provinciali di Napoli anche se in violazione delle norme a tutela dell´ambiente in vigore dal 1982. Su questo sta indagando il pm Buda, che nei giorni scorsi ha ordinato il sequestro della discarica e che ha ricevuto ieri i dati relativi allo sversamento. Dati per ora relativi al periodo che va dal 1987 al 1994. Il magistrato, che ha avviato l´inchiesta per i casi di malattia e i decessi che si sarebbero verificati a causa dell´inquinamento dell´area, ipotizza i reati di disastro ambientale ed epidemia colposa; e sta verificando anche le eventuali responsabilità amministrative. Va fatta però una premessa: tutti i rifiuti speciali o pericolosi stoccati, se trattati secondo norma, andrebbero considerati non nocivi. Dall´eventuale mancanza di una bonifica adeguata deriva la loro carica di rifiuti cosiddetti "tossici". Nell´elenco sono indicate le aziende e le località di provenienza: Brindisi, vari comuni del Torinese (Chivasso, Robassomero, Orbassano), San Giuliano Milanese e Opera (Milano), Cuzzago di Premosello (Milano), Riva di Parabbiago (Milano), Pianoro (Bologna), Parona (Pavia), Mendicino (Cosenza), San Gregorio (Reggio Calabria), e Roma. Qualche dato tra gli altri.
In particolare, nel 1990, arrivano 16 tonnellate di scarti di collante acrilico dalla Sicaf di Cuzzango di Premosello (Novara);
stesso periodo, 21 tonnellate di fanghi dell´impianto di depurazione di Ferolmet di San Giuliano Milanese (Milano).
Sempre a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, Pianura resta l´eden dei rifiuti speciali: 22 tonnellate di morchie di verniciatura, resine e fanghi arrivano dalla provincia di Padova;
25 tonnellate di rifiuti speciali cosmetici scaduti da Tocco Magico di Roma;
altre 50 tonnellate di morchie di verniciatura dalla Sicaf di Premosello (Novara).
E ancora: vi finiscono sepolte 79 tonnellate di rifiuti speciali industriali da Centro Stoccaggio Ferrara di Robassomero (Torino);
113 tonnellate di polveri di amianto bricchettate da Centro di stoccaggio Ferrara di Robassomero (Torino);
552 tonnellate di fanghi di verniciatura della Ferolmet di San Giuliano Milanese (Milano).
E, infine, 1.106 tonnellate di scorie e ceneri di alluminio dalla Fonderie Riva di Parabbiago (Milano).
Il pm Buda sta svolgendo anche un monitoraggio presso diversi uffici pubblici (Asl, ospedali, Inail, eccetera) per verificare le relazioni tra i casi di tumori e altre malattie e la situazione di inquinamento. Nei prossimi giorni il magistrato nominerà diversi consulenti per accertamenti scientifici. Non è escluso che si prelevino campioni di tessuto da famiglie di cittadini di Pianura per confrontarli con gli esami delle persone colpite in quell´area da mali incurabili.

di Conchita Sannino

da la Repubblica Napoli

mercoledì 23 gennaio 2008

«Fate di Napoli una S. Francisco»

da Il Manifesto del 20.1.08
«Fate di Napoli una S. Francisco»
Intervista a Paul Connet, teorico mondiale dei rifiuti zero: «Nella città americana solo il 35% in discarica. Vivere senza spazzatura si può. Il problema è la corruzione, perché gli inceneritori sono il nuovo business»
di Simona Bonsignori

Paul Connet è docente di biochimica alla università St.Lawrence di Canton, nello Stato di New York. Teorico mondiale della strategia «rifiuti zero», ha tenuto conferenze in più di quaranta nazioni mettendo in luce i pericoli sanitari derivanti dall'incenerimento dei rifiuti e illustrando le possibili alternative. Lo abbiamo incontrato appena giunto in Italia in occasione di un tour vorticoso di incontri con i cittadini e gli amministratori locali, il primo dei quali con il presidente-commissario della Regione Lazio, Marrazzo, circa la disastrosa questione di Malagrotta a Roma, la più grande discarica d'Europa, in procedura d'infrazione perché esaurita da anni e oggetto di una class action contro i danni da inquinamento, nella quale è, appunto, in costruzione un inceneritore con recupero energetico (termovalorizzatore è un termine italiano per distrarre dal problema principale). «La ragione per cui vengo spesso in Italia è che ho la speranza che voi abbiate ancora la creatività di Leonardo e Galileo. I rifiuti sono un'invenzione umana quindi l'obiettivo è disegnare i rifiuti fuori dal sistema: una nuova sfida per l'industrial design - spiega Connet - La costruzione di ogni inceneritore, invece, porta indietro di 25 anni il nostro sviluppo. C'è un approccio stupido, avido e infantile allo spreco: come se le risorse e lo spazio fossero infiniti. Così non è. Anche i manager delle corporation, pur avendo il compito di far quadrare il bilancio trimestrale hanno dei figli. Devono convincersi, dunque, che il riciclo e il riutilizzo delle componenti non deteriorate non solo è possibile ma è anche economicamente vantaggioso.

La sua è un'ipotesi per il futuro o si tratta di strategie già in atto?
Esempi in tal senso non mancano: la Xerox ha un programma di riciclaggio dei materiali di consumo usati, come i toner. Inoltre ha sperimentato che ritirando le vecchie fotocopiatrici e riutilizzano le componenti non usurate ottiene un risparmio di milioni di dollari creando nuovi posti di lavoro. Questa è la grande novità. Indispensabile è, poi, l'investimento in ricerca per arrivare a una progettazione industriale che riduca gli sprechi e studi strategie di riutilizzo. Centri di ricerca mirati dovrebbero sorgere anche vicino alle discariche per studiare i differenti tipi di materiale. Inventare un sistema che cerca di controllare cosa esce fuori da una discarica è l'unico modo per controllare di conseguenza cosa vi entra e tentare di ridurlo.
Cosa accade, invece, con l'utilizzo degli inceneritori?
L'esatto contrario: tu fissi la quantità di rifiuto e non c'è modo di ridurla. Anzi il business sta nell'aumentare sempre più il tonnellaggio combusto. Gli inceneritori bloccano la via al riuso e alla riduzione. Altrimenti faremo la fine di Tokyo con i suoi 23 inceneritori (loro bruciano tutto) cinque volte tanto la media del mondo occidentale.
Quindi non è sufficiente il solo riciclo ma occorre una vera inversione delle politiche di sviluppo industriale, combinata con una riduzione dello spreco consumistico. Un patto tra il cittadino e l'industria vantaggioso per tutti.

Vantaggioso perché il ciclo di raccolta differenziata porta il costo a un terzo di quello attuale; perché gli impianti per il riciclaggio hanno una tecnologia meccanica semplice, economica e di rapida realizzazione; perché è un processo che impiega un quarto dell'energia necessaria all'incenerimento, riducendo spreco di risorse ed effetto serra; perché opera risparmi di scala sulla produzione industriale e incremento di posti di lavoro. Questo sistema produce un risparmio energetico che riduce di 46 volte (4.600%) il surriscaldamento globale.
Qual è stato il ruolo delle proteste e delle resistenze messe in campo dai cittadini contro soluzioni come gli inceneritori?
Determinante perché la pubblica amministrazione va condizionata. E gli Stati Uniti dimostrano che è possibile. Negli Usa l'incenerimento è la tecnologia più impopolare dopo quella nucleare. L'ultimo inceneritore costruito risale al 1995, da quel momento sono state rigettate ben 300 domande di autorizzazione per nuovi impianti. Anche se, attualmente, stanno tornando alla carica. Tuttavia la maggior parte dei rifiuti finisce ancora in discarica e lì hanno molto spazio. Ma a S. Francisco, che paragonerei a Napoli come popolazione (850.000 persone) e struttura (è una città portuale) si è raggiunto in breve tempo un riciclo del 65% con l'obiettivo del 75% nel 2010. La parte residua va ancora in discarica, ma non dimentichiamo che il 25% di quello che l'inceneritore brucia si trasforma in ceneri tossiche che comunque vanno smaltite in discariche speciali. L'emergenza di Napoli (come per ogni altra città) si risolve con un diverso e funzionale rapporto con le aree limitrofe, come è accaduto a San Francisco: la campagna esporta in città il riciclo, dove non è un problema il riutilizzo di carta, vetro, metalli, plastica. La città esporta l'organico compostato per la produzione agricola che viene poi reimportata per il consumo cittadino.
Ma in Italia il sostegno economico pubblico va agli inceneritori incentivando, così, le strategie degli imprenditori privati....
Proprio perché l'incenerimento non risolve il problema ma continuerà a riprodurlo, stando il business nella quantità bruciata, l'amara conclusione è che è facile risolvere la crisi dei rifiuti, quello che è difficile (per tutti) è risolvere la crisi della corruzione.

Gli «elimina plastica» nel cuore della crisi

da Il Manifesto del 20.1.08
--------Buone pratiche-----
Gli «elimina plastica» nel cuore della crisi
Caserta L'esperienza della Erreplast: dove le bottiglie diventano maglioni

di Cinzia Gubbini

Più che di buona pratica, bisognerebbe parlare di un buon business. Ma la storia della Erreplast merita a pieno titolo di essere indicata come una strada intelligente per contribuire alla riduzione dei rifiuti. E non in un posto qualsiasi, ma nell'occhio del ciclone: la Erreplast sorge infatti a Gricignano di Aversa, in provincia di Caserta. In uno dei cuori dell'emergenza rifiuti, la Erreplast ricicla bottiglie di acqua minerale in plastica e le trasforma in scaglie in Pet. Una materia considerata quasi come vergine e con la quale si fanno parecchie cose: dal tessile all'industriale. In pratica nella zona industriale di Aversa si lavora affinché le super inquinanti bottiglie di plastica diventino maglioni e rivestimenti, ma anche fibra-fiocco, che serve a fare i mobili. I modi per utilizzare il Pet, poi, si stanno moltiplicando: termoformati, blister, tappeti in poliestere, cinghie industriali...Le aziende che usano questo materiale sono parecchie e nonostante il mercato principale della Erreplast sia quello italiano, a Gricignano arrivano clienti da tutta Europa. La ditta italiana, che gode di una buona reputazione, è riuscita ormai ad affermarsi come una dei primi produttori europei di Pet.Ma il paradosso è che la Erreplast per funzionare deve rivolgersi fuori dalla Campania: delle 10 mila tonnellate di bottiglie di plastica all'anno macinate negli impianti, 7 mila arrivano dalle regioni del centro Italia. Perché in Campania non si riciclano i contenitori dell'acqua minerale, anche quando ci sarebbe un posto dove mandarle che non è un'inceneritore o una discarica: «E' un peccato, anche perché siamo dotati di un impianto che può lavorare 20 mila tonnellate. Dunque, lo sfruttiamo soltanto per il 50%», spiega Antonio Diana, amministratore delegato della Erreplast. E non è che i soci della ditta avessero deciso di fare un impianto così grande per sfizio. «Il nostro progetto si basava sul piano di sviluppo della Regione, non sembrava esagerato se paragonato al consumo di acqua minerale in bottiglie di plastica in Campania, pari a 45 mila tonnellate all'anno». Di cui, invece, solo 4 mila vengono recuperate. E pensare che l'impianto di riciclo di bottiglie è nato nel quadro normativo del decreto Ronchi, con un finanziamento di 12 miliardi e ad inaugurarlo c'erano tutti, dal presidente della regione Campania Antonio Bassolino all'allora commissario per l'emergenza rifiuti Raffaele Vanoli. Era la fine del 2000 e il taglio del nastro sembrava dare grandi prospettive al riciclo campano e alla nascita di un'attività industriale capace di sfruttare le nuove tecnologie. Sette anni dopo Diana dice: «Il nostro fatturato annuo è mediamente di 6 milioni di euro, ma si potrebbe fare di più. Siamo ancora in fase di ammortamento. Se si riuscisse a sfruttare tutto il nostro impianto potremmo anche permetterci di assumere più personale, oltre ai 35 addetti che attualmente lavorano per noi».Riciclo, business pulito e posti di lavoro. Non è impossibile. Ma come vede Diana l'emergenza rifiuti che ha travolto di nuovo la sua regione? «Ho l'impressione che non si sia ancora capito che bisogna imboccare strade nuove per rispondere al problema dei rifiuti. La corresponsabilità è evidente: i politici da un lato, e i cittadino dall'altro che non attuano buone pratiche. con molta onestà, segnali ci sono sia a livello regionale che nazionale. Ma io farei qualcosa di più efficace». Cioè? «Bisognerebbe introdurre una cauzione sugli imballaggi. Sì, insomma, come il vuoto a rendere. Chi compra una bottiglia di plastica lascia una cauzione. Quando la riporta, riprende i soldi e a quel punto c'è la certezza che la bottiglia verrà riciclata in modo sistematico. Per noi, significherebbe poter programmare la quantità di lavoro e essere più efficienti».

domenica 20 gennaio 2008

Nuove idee per gestire il ciclo integrato dei rifiuti:


Vesuviani e Immondizia: responsabilità e autogestione

“E’ ricercando l’impossibile che l’uomo ha sempre realizzato il possibile. Coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che appariva loro possibile, non hanno mai avanzato di un solo passo” Michail Bakunin. È questo, oggi, il dilemma che si presenta davanti ai cittadini dell’area vesuviana, inondati dalla propria immondizia come in una rappresentazione artistica di un girone dell’Inferno dantesco.
Come voler rispondere all’emergenza? Quali le responsabilità di cui farsi carico e quale è la reale intenzione di cambiamento?
Continuare ad accusare e denunciare, o costruire un’alternativa basata sulla stessa volontà di cambiamento?
Una risposta deve partire da ogni cittadino, consapevole della non impenetrabilità del sistema, facendosi carico della responsabilità sulla propria vita e sulla propria salute.
Quello che oggi si propone, è si un progetto vasto e pretenzioso ma, rendendo pratiche le conseguenze, ha la possibilità di tradurre la rabbia in azione e la consapevolezza in responsabilità. Riunire tutti i cittadini vesuviani darà un segnale scioccante all’opinione pubblica e ai sistemi lobbistici depositari della gestione dei rifiuti in Campania.
La proposta si basa essenzialmente sulla creazione di una società cooperativa tra cittadini, con l’obiettivo di partecipare alla gara d’appalto che, dopo le decisioni dettate dall’emergenza, interesserà l’assegnazione della gestione della raccolta differenziata.
Una cooperativa formata con un sistema a doppia ragione sociale che unisca le istanze dei cittadini (utenti che intendono differenziare, conferire e gestire in modo sostenibile i rifiuti da essi stessi prodotti), e dei lavoratori (uniti per lavorare a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle offerte dal mercato).
Utenza e Lavoro. Libertà e responsabilità. Contingenza e volontà. Coraggio e immaginazione.
Per credere in qualcosa di impossibile ed incamminarsi verso la naturale padronanza sulla propria Libertà. Dovere e non diritto.

Proposta di Nicola, Somma Vesuviana